Lazio, uno stadio pieno non cancella il vuoto: l’ennesimo gesto goffo della presidenza


Nel pieno della protesta dei tifosi, l’iniziativa di riempire lo stadio con inviti indiscriminati alle scuole appare come l’ultimo gesto di una guida societaria che sembra aver smarrito il contatto con il proprio popolo e con la realtà.

C’è un momento in cui il silenzio pesa più di qualsiasi coro. E oggi, attorno alla Società Sportiva Lazio, quel silenzio è assordante. Lo sciopero del tifo non è un capriccio, non è un umore passeggero: è la manifestazione evidente di una frattura profonda tra la proprietà e una parte consistente del popolo biancoceleste. In questo contesto già teso si inserisce l’ultima decisione del presidente Claudio Lotito: invitare indistintamente studenti, docenti, personale scolastico e famiglie per riempire l’Olimpico in occasione della sfida di Coppa Italia contro l’Atalanta.

Un’iniziativa che, sulla carta, potrebbe sembrare inclusiva. Ma nella realtà del momento storico che vive la Lazio, appare come un gesto profondamente stonato. Perché il punto non è coinvolgere i giovani. Il punto è il contesto. Invitare indistintamente tutti gli studenti, anche chi non è tifoso, anche chi non ha alcun legame con la Lazio, per riempire visivamente uno stadio svuotato dalla protesta, rischia di trasformarsi in un’operazione di pura facciata. Non un ponte verso il futuro, ma un tentativo di coprire il presente.

Il calcio non è scenografia. Non è un set televisivo dove basta occupare le poltrone per simulare entusiasmo. Uno stadio non si “riempie”: si accende. E si accende con appartenenza, con identità, con partecipazione vera. Sostituire il dissenso con presenze neutrali — o addirittura estranee al sentimento biancoceleste — suona inevitabilmente come un gesto pacchiano, fuori fuoco rispetto alla gravità del momento. Non è mancanza di rispetto verso i ragazzi invitati, che anzi meritano esperienze autentiche e non di essere strumento inconsapevole di una battaglia comunicativa.

È una questione di percezione, di sensibilità istituzionale. In un clima già esasperato, questa scelta appare più come una provocazione che come una soluzione. La verità è che il problema non è il numero sugli spalti. È la relazione con il popolo laziale, è la distanza emotiva che si è creata negli anni, è la sensazione diffusa che il confronto venga evitato, aggirato, coperto da iniziative simboliche che però non affrontano il nodo centrale.

Un presidente ha il dovere di proteggere l’immagine del club, certo. Ma ha anche la responsabilità di comprenderne l’anima. E quando una parte importante della tifoseria sceglie il silenzio come forma di protesta, la risposta non può essere un riempimento artificiale. La Lazio è storia, identità, comunità. È passione vera. E nessuna operazione estemporanea potrà mai sostituire quel legame. Oggi più che mai, servirebbe dialogo. Servirebbe ascolto. Servirebbe leadership nel senso più alto del termine. Perché uno stadio pieno per necessità scenica può forse salvare un’immagine per novanta minuti. Ma uno stadio vuoto per protesta racconta una verità che dura da più di 20 anni.

Foto Daniele Badolato / LaPresse
18 08 2013 Roma
Sport
Supercoppa Italiana 2013 Lazio vs. Juventus
Nella foto : Claudio Lotito

Photo Daniele Badolato LaPresse
18 08 2013 Roma
Sport
Supercoppa Italiana 2013 Lazio vs. Juventus
In the picture : Claudio Lotito
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