ALLENATORI DIMENTICATI – FRANK DE BOER

FRANK DE BOER ALL’INTER: 84 GIORNI TRA ILLUSIONI E FALLIMENTO

Frank de Boer arrivò all’Inter il 9 agosto 2016, chiamato a sostituire Roberto Mancini a pochi giorni dall’inizio del campionato. Era un allenatore con un curriculum importante: quattro Eredivisie consecutive vinte con l’Ajax e un’idea di calcio offensiva, ispirata alla scuola olandese. Ma proprio qui cominciò il primo problema: all’Inter arrivò praticamente senza tempo per costruire la sua squadra.Il debutto fu subito negativo: 2-0 contro il Chievo. Poi arrivarono le sconfitte europee contro Hapoel Be’er Sheva e Sparta Praga. L’Inter sembrava una squadra senza identità, spesso costretta a rincorrere le partite.Eppure, il 18 settembre, arrivò quella che sembrava la svolta: l’Inter batté la Juventus 2-1 a San Siro, in una partita che sembrò poter cambiare completamente il destino dell’olandese. Per qualche giorno, De Boer sembrò aver trovato la chiave per trasformare una squadra confusa in una squadra competitiva.Fu però un’illusione.Le sconfitte tornarono rapidamente e, insieme ai risultati, aumentarono le tensioni interne. De Boer decise di imporre la propria autorità con scelte molto dure. Brozović venne temporaneamente escluso per comportamenti ritenuti non professionali. Poi arrivò il caso Kondogbia.Contro il Bologna, il 25 settembre, il francese venne sostituito dopo appena 28 minuti. De Boer spiegò senza mezzi termini che gli aveva chiesto di giocare semplice e che il centrocampista non aveva seguito le indicazioni.Il messaggio era chiaro: nessuno era intoccabile.Il problema è che un allenatore appena arrivato, in uno spogliatoio già complicato, aveva bisogno anche di costruire consenso. De Boer sembrò invece voler imporre immediatamente il proprio metodo, entrando rapidamente in conflitto con alcuni giocatori. La sua rigidità poteva essere una qualità, ma in quel contesto finì per diventare anche un problema.A questo si aggiunse il caso Icardi, le polemiche attorno al capitano e una squadra che continuava a perdere terreno.Il bilancio diventò impietoso: 14 partite ufficiali, 5 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte. In campionato l’Inter era dodicesima con 14 punti dopo 11 giornate; in Europa League era ultima nel girone.Il 30 ottobre arrivò la sconfitta per 1-0 contro la Sampdoria. Il giorno dopo, il 1º novembre, l’Inter annunciò la fine del rapporto.Ottantaquattro giorni.De Boer aveva resistito appena 84 giorni sulla panchina nerazzurra, superando in negativo anche il precedente record recente di Gian Piero Gasperini, esonerato dopo 90 giorni.E forse il giudizio più duro non riguarda nemmeno De Boer.Perché l’Inter lo chiamò quando mancavano pochissimi giorni all’inizio della stagione, affidandogli una squadra costruita durante un’estate caotica e chiedendogli praticamente di cambiare identità in corsa. Poi, dopo appena tre mesi, gli venne tolta la possibilità di completare quel progetto.De Boer stesso, al momento dell’addio, disse una frase destinata a diventare il simbolo della sua esperienza milanese:«Per portare avanti questo progetto serviva più tempo».Ma il tempo non fu l’unico problema.De Boer commise errori, soprattutto nella gestione dello spogliatoio e nella capacità di adattare rapidamente le proprie idee alla realtà italiana. L’Inter, però, gli offrì una delle condizioni peggiori possibili per riuscirci: aspettative altissime, poca stabilità e pochissima pazienza.Il risultato fu una delle esperienze più brevi e tormentate della storia recente dell’Inter: un allenatore arrivato con quattro titoli olandesi alle spalle e uscito da Milano dopo appena 84 giorni, lasciando dietro di sé una vittoria memorabile contro la Juventus, sette sconfitte e la sensazione che quel progetto fosse stato interrotto prima ancora di poter realmente cominciare.

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