QUANDO DE ZERBI GIOCAVA NEL NAPOLI E LA PANCHINA ERA IL SUO PEGGIOR NEMICO: «BASTAVA STARE FUORI UN MINUTO PER FARMI ARRABBIARE»

Oggi è uno degli allenatori più conosciuti del panorama calcistico internazionale, ma prima di arrivare in panchina Roberto De Zerbi ha vissuto una carriera da calciatore fatta di talento, ambizione e tanta voglia di dimostrare il proprio valore. Durante la sua esperienza al Napoli, però, emerse un lato del suo carattere che forse non tutti conoscono: per lui restare fuori dal campo era quasi impossibile da accettare.Siamo nella stagione 2006/07. De Zerbi è arrivato in azzurro dal Catania, con grandi aspettative, e sta vivendo un momento importante della sua carriera. Il Napoli è in Serie B e punta alla promozione. Lui vuole essere protagonista, giocare e dimostrare il proprio valore.Ma c’è un particolare che emerge da una sua intervista dell’epoca e che racconta molto del suo carattere.In quell’intervista, pubblicata nel gennaio 2007 dal mensile PianetAzzurro, De Zerbi confessò apertamente quanto soffrisse quando non veniva schierato titolare:«Sono arrivato qui certamente per giocare, non per fare tanta panchina. Questa situazione mi rende nervoso e non so proprio come faccia mia moglie Elena a sopportare il mio comportamento quando sono a casa e sono giù».E quella frase che probabilmente racconta meglio di qualsiasi altra il suo rapporto con il calcio:«Io sono uno che vive al 100% la professione di calciatore, sono, per così dire, un esasperato del calcio, tanto mi piace questo gioco. Volendo sempre giocare, se sto fuori un minuto, mi dà fastidio…».Non era soltanto una questione di ambizione. De Zerbi ammetteva di portarsi a casa le delusioni del campo, al punto da rendere difficile persino la vita familiare. Eppure, nella stessa intervista, dimostrò anche di riconoscere le difficoltà dell’allenatore Edy Reja, consapevole della concorrenza in un reparto offensivo che comprendeva cinque giocatori per pochi posti.Quella stagione si sarebbe conclusa con la promozione del Napoli in Serie A. De Zerbi aveva contribuito al traguardo con 30 presenze e 3 gol in campionato.Anni dopo sarebbe diventato un allenatore capace di conquistare l’attenzione internazionale. Ma già nel 2007, quando era ancora un calciatore, emergeva un tratto che avrebbe accompagnato tutta la sua carriera: il calcio, per lui, non era semplicemente un lavoro.

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