La Roma vola sul 3-1 con Ndicka e Malen, ma i bianconeri non mollano e nel recupero trovano un pareggio che pesa nella lotta al quarto posto. Un punto che tiene viva la rincorsa, ma lascia aperti interrogativi su entrambe le squadre.
Nella ventisettesima giornata del campionato di Serie A, è andata in scena la sfida tra Roma e Juventus, partita fondamentale per la corsa Champions. È un match folle, che cambia volto più volte nel corso dei novanta minuti. La Roma lo sblocca nei minuti finali del primo tempo con Wesley Franca, bravo a portare avanti i giallorossi a ridosso dell’intervallo.
La Juventus, però, rientra con un altro spirito e trova subito il pareggio: Conceição inventa una splendida conclusione al volo sotto la traversa, imprendibile per Svilar.
La gara sembra allora indirizzarsi definitivamente verso la sponda giallorossa. Al 54’ Ndicka riporta avanti la Roma e, undici minuti più tardi, al 65’, Malen firma il 3-1, un uno-due che dà l’impressione di aver chiuso i giochi.
Ma la Juventus non si arrende. Boga trova il suo primo gol in bianconero e riapre la partita sul 3-2, rimettendo pressione alla difesa romanista. E quando tutto sembra deciso, all’ultimo respiro, sugli sviluppi di un calcio di punizione, Gatti si fa trovare nel cuore dell’area e sigla il clamoroso 3-3 che tiene vivi i bianconeri nella corsa Champions.
Per la squadra di Gasperini resta il rammarico: con una vittoria il vantaggio sarebbe salito a +7. Così, invece, è ancora tutto apertissimo.
Per la Juventus, adesso, il margine d’errore è praticamente azzerato. Le prossime partite diventano finali anticipate, perché la rincorsa alla Champions passa inevitabilmente dalla continuità di risultati.
C’è però un nodo che continua a pesare: il rendimento del reparto offensivo. Il contributo delle punte, nei momenti decisivi, resta troppo limitato. Jonathan David fatica a incidere con continuità quando parte titolare e non riesce ancora a diventare un riferimento stabile per la manovra. Allo stesso tempo, Openda viene utilizzato con il contagocce, segnale evidente di una fiducia che non è totale o di un equilibrio tattico che ancora non convince pienamente l’allenatore.
In una fase della stagione in cui ogni dettaglio può fare la differenza, la Juventus ha bisogno che siano proprio gli attaccanti a fare il salto di qualità. Perché se la rimonta dell’Olimpico dimostra carattere e orgoglio, la corsa Champions non si può sostenere solo sull’episodio o sulla reazione emotiva: servono gol, leadership offensiva e continuità sotto porta.

